giovedì 20 ottobre 2011

Giacomo Salerno
Napolitano accusato di aver controfirmato le leggi di Berlusconi
QUALCHE TIMIDA VOCE DI DISSENZO?

PISA. - Il presidente Napolitano accusato di aver controfirmato le leggi di Berlusconi da una cinquantina di persone fuori dalla Normale. Migliaia gli studenti e i cittadini che hanno invece applaudito il presidente.

... "Vergogna, vergona". E' con questo grido che gli antagonisti accolgono l'arrivo del presidente Napolitano nell'Università la Sapienza di Pisa. Sono una cinquantina nella piazza, sui loro striscioni si legge che non vogliono pagare il debito pubblico fatto da altri. Al presidente rimproverano di avere controfirmato le leggi di Berlusconi e la riforma Gelmini. Hanno anche diffuso un volantino con scritto: "Caro Napolitano non sei il nostro presidente, guerra e sacrifici falli tu. Non saremo tra chi festeggia la tua visita Pisa. Il vostro debito non le pagheremo e le vostre guerre non le faremo". Tutto intorno ai contestatori centinaia di studenti aspettano invece la visita di Napolitano con tutt'altro stato d'animo, molti applaudono quando il corteo presidenziale si affaccia sulla piazza.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/20/news/napolitano-23549747/?ref=HREC1-2

sabato 1 ottobre 2011

Caina attende chi a vita ci spense

La storia non insegna neanche a chi una volta è stato vittima.
Siamo stufi di sentire parlare di terra promessa.
Siamo stufi di stare dalla parte sbagliata......
Siamo stufi di essere coinvolti in guerre che non sentiamo e non ci appartengono.
Siamo stufi di vedere bambini traumatizzati da una guerra scellerata........
Siamo stufi di vedere soldati armati di tutto punto distruggere le povere case palestinesi... Siamo stufi di assistere a questo macello infinito.
Siamo stufi di sentire parlare della persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale......ADESSO BASTA!
Gli israeliani hanno sfruttato abbastanza queste situazioni e oggi accusano i palestinesi di sfruttare le immagini dei bimbi morti sotto i loro colpi.
QUESTA ACCUSA E' SAREBBE RIDICOLA SE NON FOSSE... INFAME.

Gli israeliani hanno fattoquello che , a freddo avevano preventivato di fare , diciamolo francamente , purtroppo l'ironia della sorte è che noi italiani siamo stati
coinvolti nello scempio....nostro malgrado.
Chiedo perdono io ai Palestinesi,e dissento da chi va in israele e indossa il cappelleto ebraico, solo permotivi di convenienza politica .
DICIAMO BASTA!ABBIAMO VISITATO I RESTI DI DACAO EDEGLI ALTRI CAMPI DI STERMINIO NAZISTI , MA NON AVREMO TEMPONE LA POSSIBILITA'DI VISITARE ,UN GIORNO,LE TOMBE DEI BAMBINI PALESTINESI A CUI VA IL NOSTRO PENSIERO OGGI!!!!!!
firmato
LAURA PICCHETTI

domenica 18 gennaio 2009

Pino De Stasio ----------------


Muta e' la notte ancora
E' bene che sia cosi'.
Spari alla luna non ci saranno
Che come bersaglio
Lontano e inarrivabile
Comprime e sobbalza
I sonni leggeri
Senza piu' sogni
Altera testa tonda ed esile
Ascolta i sussurri notturni
Grumi vocali di pianto



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L'ONU istituisca un Tribunale Criminale Internazionale(ICTI) contro Israele
Informazioni di base
Tipo: Interessi Comuni - Cause e ideali
Descrizione: Questo gruppo è dedito all'ottenimento di una forte pressione politica ed economica su Israele ed è basato sul fare 3 semplici azioni che richiedono 5 minuti!
Israele è lo stato che ha violato il maggior numero di risoluzioni ONU, ben 72 (aggiornato a settembre 2002)
Chi vuol saperne di più su questo particolare http://www.indicius.it/onu_israele.htm

Ora mi chiedo perchè, se altri paesi violano le risoluzioni ONU, gli si applicano embargo a oltranza fino all'uso della forza mentre verso Israele si fa sempre pecora?

Il premio Nobel per la Pace, Mairead Maguire, ha scritto al Segretario-generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, affinché l'Assemblea generale dell'Onu consideri seriamente la creazione di un Tribunale Criminale internazionale per Israele (ICTI) a seguito delle atrocità israeliane in corso contro il popolo di Gaza e del resto della Palestina.

Il Tribunale Criminale internazionale può essere istituito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite come "organo sussidiario" in ottemperanza all'art. 22 della Carta dell'Onu.
Lo scopo del Tribunale Criminale sarebbe quello di indagare e perseguire sospetti criminali di guerra israeliani per danni contro il popolo palestinese.

Perchè l'ONU non lo fa? Lascio a voi le conclusioni.
Bene, quello che propongo ai partecipanti di questo gruppo sono 3 semplici cose:

1. Fate da soli l'embargo ad Israele boicottando (non comprando) suoi prodotto, identificabili dal codice a barre che inizia col 729. RICORDATE SEMPRE DI QUESTO ENORME POTERE CHE AVETE! Maggiori info su
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/01/04/boicotta-israele.-no-729

2. Mandare ai seguenti indirizzi di funzionari ed uffici ONUpubboard@un.org
info.ece@unece.org
inquiries@un.org

la seguente email tradotta anche in inglese ed italiano:_______________________________________________

ITALIAN

Membri dell'ONU, datevi una svegliata e, invece che fare timidi appelli al vento, istituite un Tribunale Criminale internazionale contro Israele (ICTI) e cominciate a imporre di fare rispettare le vostre risoluzioni con embargo o altri metodi.
Tutto il mondo spera di vedere presto un ONU forte e credibile!

ENGLISH

Members of UN, wake you up and, instead to just announce shy appeals to the wind, institute an International Crime Tribunal against Israel (ICTI) and start to impose the respect of yours resolutions with embargo or any other way.
All the world hope to see soon a strong and credible UN.

_______________________________________________

Tutto qua, se volete proprio esagerare mandategliela tutti i giorni fino ad esasperarli.

Se trovate altri indirizzi email ONU da aggiungere scrivetemi.

3. Mandate l'invito a questo gruppo a tutti i vostri contatti!!!

NOTA: Questo gruppo non è contro Israele ne contro il popolo israeliano, ma contro una mentalità basata sulla guerra e sul tacito consenso ad essa.

sabato 17 gennaio 2009

UN POCO DI STORIA RECENTE ....



Con la Palestina allo stremo, i bombardamenti indiscriminati, anche con ordigni criminali e proibiti dalle convenzioni internazionali, l'invasione sionista che ha distrutto le infrastrutture lasciando gran parte della popolazione senza acqua e energia, resta solo da vedere se questo MASSACRO di innocenti ha saziato Israele e se questa sporca e vile aggressione e' bastata per rimettere in sella la classe politica di Tel Aviv, preoccupata per le imminenti elezioni dopo gli scandali che l'hanno coinvolta!
Giuseppe Fichera










Premessa: 5 giugno 1967, scoppia la “Guerra dei 6 giorni”

A seguito del blocco dello stretto di Tiran per le navi e le merci israeliane, imposto dal governo egiziano, l’aviazione israeliana coglie di sorpresa gli egiziani distruggendone l’intera aviazione.
Lo stesso giorno gli israeliani distruggono anche le forze aeree giordane e nei giorni successivi occupano la Striscia di Gaza e il Sinai (Egitto), la Cisgiordania e Gerusalemme est (Giordania), e il Golan (Siria) (vedi colori corrispondenti nella mappa a lato).
Il 10 giugno
il conflitto viene interrotto con l’intervento dell’ONU che media il “cessate il fuoco”.
Il 22 giugno
il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la Risoluzione 242, che chiede a Israele di ritirare le proprie forze armate dai territori occupati durante il conflitto.

Viene istituita la cosiddetta Green Line che dovrebbe delimitare i territori destinati alla creazione dello Stato Palestinese (La Cisgiordania con Gerusalemme est e la Striscia di Gaza – vedi mappa dettagliata più in basso).

Settembre 1993
Avvio del primo processo di pace. Dopo sei mesi di negoziati segreti a Oslo (Norvegia), Israele e l’Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp) firmano, il 13 settembre 1993, a Washington un accordo di riconoscimento reciproco.

L’accordo prevede le modalità e il calendario di un periodo provvisorio di cinque anni di autonomia dei Territori palestinesi.

Maggio 1994-settembre 1995
I ritardi si accumulano. L’accordo sull’autonomia di Gaza e Gerico è approvato al Cairo (Egitto), nel maggio 1994. Questa data segna l’inizio del periodo di autonomia, che sarebbe dovuto terminare al più tardi il 4 maggio 1999.

Il 28 settembre 1995
viene firmato in ritardo un nuovo accordo provvisorio (Oslo II) sull’estensione dell’autonomia in Cisgiordania e sulla divisione della Cisgiordania in tre zone.

Solo la zona A, che include sei città evacuate da Israele fra il 13 novembre e il 21 dicembre, oltre a Gerico, già autonoma, si trova sotto l’effettiva autorità palestinese.
L’inizio dei negoziati sullo status definitivo dei Territori è fissato al più tardi per il 4 maggio 1996.

Gennaio 1997-settembre 1999



Nuovi negoziati.
Il ritorno della destra israeliana al potere, nel 1996, complica il processo di pace.
Nell’ottobre 1998
l’accordo di Wye River, detto “Wye I”, precisa un calendario di smobilitazione dell’esercito israeliano rimasto in sospeso e la liberazione dei prigionieri politici.

Tuttavia l’accordo non riceve applicazione concreta.
Il 4 settembre 1999, il primo ministro israeliano Ehud Barak e il presidente dell’autorità palestinese Yasser Arafat firmano il memorandum di Sharm el Sheikh, detto “Wye II”.
In novembre prendono il via dei negoziati sullo status finale, ma senza discussioni significative.
Luglio 2000-gennaio 2001
Fallimento a Camp David e a Taba.
Nel 1999
le due parti si impegnano ad arrivare a un accordo finale entro il 13 settembre 2000.
Si assiste così a una serie d’incontri fallimentari.
Dall’11 al 25 luglio 2000,
a Camp David (Stati Uniti), le due parti fanno notevoli concessioni, ma le discussioni si bloccano sul problema dei profughi e sulla sovranità dei luoghi santi di Gerusalemme.
Tre mesi dopo, il 16 e 17 ottobre 2000,
il vertice di Sharm el Sheikh si conclude con un semplice impegno delle due parti a prendere delle “misure di distensione”, mentre riprendono gli scontri.
Dal 18 al 28 gennaio 2001
le due parti si ritrovano a Taba, sempre in Egitto. Le divergenze sembrano ridursi ma gli israeliani, in piena campagna elettorale, interrompono le discussioni.
Barak è sconfitto da Ariel Sharon nelle elezioni del 6 febbraio.

Maggio 2001-marzo 2002
Nuovi tentativi.
Creata a Sharm el Sheikh, la commissione d’inchiesta internazionale sulle cause dell’Intifada chiede, nel maggio 2001, la fine “senza condizioni” di tutte le violenze e il “blocco di nuovi insediamenti” prima del ritorno ai negoziati.

In giugno
il direttore della Cia, George Tenet, viene inviato nella regione per promuovere la ripresa della cooperazione sulla sicurezza fra le due parti. Le due iniziative rimangono senza seguito.

29 marzo 2002
Inizia “l’operazione muro difensivo”:
l'esercito di Israele invade Ramallah e circonda la Mukata, quartier generale di Arafat che vi rimane prigioniero.
Comincia la rioccupazione militare delle città palestinesi.

Giugno 2002
La “road map”.
L’attività negoziale riprende con il discorso del presidente americano George Bush del 24 giugno 2002.
Bush chiede ai palestinesi di “cambiare dirigenti” e, sulla base di queste condizioni, ritiene possibile la creazione di uno stato palestinese.
Nel dicembre 2002
una “road map” redatta dal Quartetto (Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite e Russia) prevede la creazione, in tre fasi, di uno stato palestinese entro il 2005.
Questo documento viene pubblicato il 30 aprile 2003.
La prima fase, che avrebbe dovuto realizzarsi nel maggio 2003, viene lanciata al vertice di Aqaba (Giordania) il 4 giugno, ma le discussioni segnano il passo e l’applicazione di questo piano di pace si interrompe con le dimissioni del primo ministro palestinese Abu Mazen il 6 settembre.

IL MURO DI SEPARAZIONE
La costruzione del muro israeliano di separazione ha avuto inizio il 16 Giugno 2002.

Per la maggior parte la barriera, che ultimata dovrebbe superare i 750 Km, e’ costituita da un muro in cemento alto 8 metri, fossati, filo spinato e recinzione elettrificata; e’ dotato di numerose torri di controllo,sensori elettronici, sistemi di rilevazione termica e telecamere, torrette per i cecchini e strade per le vetture di pattuglia.

La mappa più recente del percorso del muro,ultimata nel FEBBRAIO 2005 rivela che
una volta completato il quasi il 25% della popolazione della Cisgiordania sarà danneggiata attraverso perdita della terra, imprigionamento in ghetti, o isolamento in aree di fatto annesse ad Israele.

Israele afferma che il muro e’ una struttura temporanea volta a separare fisicamente
la Cisgiordania da Israele al fine di prevenire gli attacchi suicidi contro i cittadini israeliani.

Comunque, la collocazione del muro (che in alcuni punti si spinge fino a 6 Km
all’interno del territorio palestinese)e la lunghezza progettata (attualmente
di 750 Km, nonostante il confine con Israele si limiti a meno di 200 Km), suggeriscono l’idea che si tratti di un altro tentativo di confiscare la terra
palestinese, agevolare un’ulteriore espansione coloniale e ridisegnare
unilateralmente i confini geopolitici, incoraggiando al tempo stesso un
esodo palestinese dovuto all’impossibilita’ di sostentarsi attraverso la propria terra, di raggiungere le scuole e i posti di lavoro, di avere un accesso
adeguato alle fonti d’acqua o recarsi nei centri di assistenza sanitaria.
Spostando il confine.
Forse il muro non ha ricevuto la necessaria attenzione,principalmente perché si pensa che esso segua la Green Line – il confine internazionalmente riconosciuto che esisteva tra Israele e la Cisgiordania prima della guerra del 1967.
In realtà, il muro non coincide affatto con la Green Line ma penetra profondamente nella Cisgiordania – in alcuni punti addirittura fino a 6 Km oltre la Green Line.
Secondo il rapporto pubblicato nel Dicembre 2004 dal Palestinian Monitoring Group, solo il 9% della lunghezza totale del muro ad oggi calcolata (752 km), seguirà la Green Line.
Sharon sta utilizzando il progetto per modificare unilateralmente il confine tra Israele e la Cisgiordania, riducendo ulteriormente il territorio palestinese e rendendo impossibile la realizzazione di un futuro Stato palestinese.




Effetti del muro sulla vita della popolazione palestinese:

Reddito: la coltivazione della terra è la fonte primaria di reddito nelle comunità Palestinesi situate lungo il percorso della barriera.
Già con la prima parte del muro circa 6.500 persone hanno perso la loro fonte di reddito.
Sorgenti d’acqua:
il muro separa le fonti i driche dalle terre agricole.
Alcuni villaggi perdono la loro unica fonte d’acqua.

Educazione ed altre forme di socialità:
la barriera incide su tutti gli aspetti della vita che dipendono dal movimento, specialmente la salute ed il sistema educativo.
Molti villaggi restano senza accesso ad una clinica o ad un ospedale.
Insegnanti e studentiraggiungono con difficoltà le scuole.

Enclaves: col completamento della prima parte di muro 14,000 abitanti di 17 villaggi saranno imprigionati fra il muro e la Green Line.
E questo non include oltre 200,000 residenti di Gerusalemme est,i quali saranno totalmente isolati dal resto della Cisogiordania.






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Occorre fare chiarezza sul dramma che si vive in Palestina e rendere note circostanze che i media e l'informazione "politicamente corretti" colpevolmente omettono.


A quanti come te sostengono che ad Hamas
(democraticamente eletta dal suo popolo, siano da addebitare tutte le colpe )........propongo le parole impregnate di becero razzismo pronunciate negli anni dai piu'alto dirigenti israeliani:


1) David Ben Gurion ,famigerato direttore dell'agenzia ebraica in Palestina, poi primo ministro e presidente dello stato di Israele che nel maggio del 1948 ebbe a dire:

"Dobbiamo usare il terrore , l'assassinio, la confisca per liberare la Galilea dalla sua popolazione Araba ".
(Ben-Gurion ,A Biography,by Micheal Ben-Zohar ,Delacorte.New York 1978) .

2) Menachem Begin primo ministro d'Israele ,1977-1983 : .. disse :
"I Palestinesi sono bestie che camminano su due gambe"
(discorso alla Knesset di Menachem Begin riportato da Amnon Kapelioiuk,"Begin and Beasts",su New statesman 25 Giugno 1982).


3) Yizhak Shamir primo ministro d'Israele ,1983-1984 , 1986-1992 :
" I palestinesi saranno schiacciati come cavallette...
(In un discorso ai coloni ebrei .New york Times ,1 aprile 1988). 4) Ariel Sharon primo ministro d'Israele ,2001-2006 :


4) Ariel Sharon primo ministro d'Israele ,2001-2006 :
Bisogna spiegare al' opinione pubblica un certo numenro di fatti:
Uno di questi e'che non c'e' sionismo ,colonizzazione, o Stato ebraico senza lo sradicamento degli Arabi e l'espropriazione delle loro terre".
(Ariel Sharon ministro degli esteri d'Israele parlando ad una riunione di militanti di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998).


Non e'questione di credere o non credere ...


Bisogna valutare i fatti prima di chiamare ignorante

chi esprime una opinione diversa dalla propria..
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A proposito di Irgun


(visto che qui si dice che non conosciamo la storia)

ricordero'per ragioni di spazio solo alcune cose.

1) hotel King David.
L'esplosione di un 'intera ala del palazzo dove risiedeva il governo mandatario
ed il quartiere generale provoco' la morte di circa 100 funzionari inglesi , arabi, ebrei
(22 Luglio 1946 - Gerusalemme).

2) 9 Aprile 1948 , una banda dell'Irgun assali' il villaggio di Deir Yassin massacrando 300 abitanti(maggioranza donne e bambini) su 400....
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"Irgun non e'roba di prima della 2 guerra mondiale ".

Nel 1948 erano ancora attivissimi (vedi il massacro di Deir Yassin : 300 morti tra donne e bambini su 400 abitanti) .
Anche quando fosse roba di prima della guerra che vuol dire?

....Che si possono dimenticare le violenze perche'e' passato molto tempo?

Giuseppe Fichera alle ore 0.29 del 17 gennaio

giovedì 15 gennaio 2009

Morte rapida

Rapita l'anima affretti

Solitaria mente

Nei transfert stellari

Fornaci solide

Svolazzanti faville

Farfalla tra il rosso carminio

E il respiro profondo del gigante

Sei la' Imperatrice Vate




(N. A. e' una poesia di speranza dopo le "morti" di questi tristi giorni ,
campi arati non piu' dalla vita!
e' il trionfo della vita! della scienza! dell'energia!
IMPERATRICE VATE.....e' un'anima che si riproduce con la Poesia,
un'anima non nel senso cristiano ma in quello piu' archetipo
come : vento , soffio , quindi vita!

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Fosforo


bianco nelle nubi albine

tra le piccole case di gaza

inquietanti sagome gassose

si attaccano a magri corpi

rappresi e congiunti

tra sequenze di mani in rivolta

fosforo tenue

luminescenza planetaria

roccioso argomento chimico

ferisci i ventri materni

odoroso aglio morente

inganni

e
uccidi

lunedì 12 gennaio 2009

i padroni del mondo

Quel fuoco lucido ripreso dalle tv
che assomiglia a degli innocui
fuochi d'artificio,
il tutto sembra una festa,
e quei grappoli che cadono
sul terreno, una morte
che piove dal cielo
quasi fosse un gioco,
immagini terribili,
spietate,
e queste madri stanche,
affamate,
loro non hanno i bunker
dove nascondersi,
è facile e vigliacco
sopraffare il fratello povero...



Gaza stretta dalle forze israeliane. Onu: nessun luogo è sicuro
martedì 13 gennaio 2009 22:26 di Nidal al-Mughrabi

GAZA (Reuters) - Il più alto comandante delle truppe israeliane ha detto che c'è ancora "del lavoro da fare", nel diciottesimo giorno di offensiva contro Hamas nella Striscia di Gaza.

Il numero di morti palestinesi è salito a 971, ha detto il ministero della Sanità, parlando di 400 tra donne e bambini fra le vittime. Il principale consigliere Onu nella zona a Gaza ha lanciato un appello alla comunità internazionale chiedendo di proteggere i civili di Gaza, dicendo che nel territorio dove abitano un milione e mezzo di persone non c'è nessun luogo che sia al sicuro, di fronte ad un conflitto diventato "un test per la nostra umanità".

"Tutte le persone, la prima cosa e l'ultima cosa che mi dicono è: per favore abbiamo bisogno di protezione, non si è al sicuro da nessuna parte", ha detto John Ging, direttore delle operazioni di soccorso Onu ai giornalisti in videoconferenza a Ginevra.

Secondo Israele 10 suoi soldati e tre civili sono stati uccisi da razzi di Hamas.

Le forze israeliane hanno rafforzato la loro presa sulla periferia della città di Gaza.

Il suono delle esplosioni è riecheggiato a Gaza city, città di 500.000 abitanti, dopo che i carri armati israeliani sono arrivati sempre più vicino senza entrare nel suo centro densamente popolato, riferiscono i residenti.

Operatori sanitari hanno detto che 12 militanti palestinesi, alcuni dei quali membri di Hamas, sono stati uccisi negli scontri di questa mattina.

Hamas ha detto che le sue forze hanno fatto detonare dell'esplosivo sotto veicoli blindati israeliani e hanno combattuto contro le forze israeliane supportate dal fuoco di navi ed elicotteri.




Gaza:

Bush sostiene Israele,

morti oltre 900 palestinesi

lunedì, 12 gennaio 2009 10.02
di Nidal al-Mughrabi
GAZA (Reuters) - Israele oggi ha ricevuto il rinnovato sostegno degli Stati Uniti, con il presidente George W. Bush che ha detto che il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza dipende dallo stop di Hamas al lancio di razzi su Israele.
Mentre il bilancio delle vittime palestinesi ha superato i 900 morti
, tra cui molti civili, le truppe hanno rafforzato la propria presenza intorno alle aree urbane alla ricerca di militanti, e il primo ministro Ehud OImert ha detto che Israele proseguirà la guerra - che va avanti da 17 giorni - finché sarà necessario.


Truppe e tank, sostenuti da aerei ed elicotteri da guerra che hanno effettuato oltre 25 raid, combattono intorno a Gaza, attenti ai cecchini e alle trappole esplosive. I combattenti di Hamas hanno lanciato razzi su Israele.

Mentre diplomatici internazionali lavoravano con l'Egitto al progetto di una tregua, un portavoce militare ha detto che l'esercito deve ancora lanciare la "Fase 3" del conflitto, dopo i raid aerei e l'avanzata via terra.
Ma sono scesi in campo i riservisti, per mantenere le posizioni e liberare le truppe regolari così che possano avanzare, come ha spiegato il portavoce.
Il leader del governo di Hamas a Gaza ha fatto una rara apparizione televisiva da una località segreta, promettendo che "la vittoria è a portata di mano".
Intanto l'Arabia Saudita, potenza petrolifera e uno dei governi arabi la cui vicinanza agli Stati Uniti è impopolare tra i cittadini, ha accusato Israele di "sterminio razzista" e ha detto di sperare che il successore di Bush, Barack Obama, lavori rapidamente per risolvere la questione palestinese, che va avanti da 60 anni.
"Lo sterminio che Israele sta effettuando sul popolo palestinese a Gaza ha privato i leader israeliani dell'umanità e colloca le loro politiche a livello di sterminio razzista", dice in un comunicato il governo saudita.

Obama non ha rilasciato commenti politici precisi su questo conflitto, iniziato il 27 dicembre.

BUSH CHIEDE AD HAMAS DI SCEGLIERE

Bush ha detto che i militanti islamici di Hamas devono mettere fine al lancio di razzi perché possa aver termine il conflitto nell'enclave di un milione e mezzo di palestinesi.
"Sono a favore di un cessate il fuoco sostenibile e una definizione di cessate il fuoco sostenibile è che Hamas smetta di lanciare razzi in territorio israeliano... Credo che sia Hamas a dover scegliere", ha detto Bush.
A proposito dell'operazione "Piombo fuso", il presidente americano ha detto anche che Israele ha il diritto di difendersi, ma che dovrebbe tener presente che c'è "gente innocente" nella Striscia di Gaza.

Secondo fonti mediche, i morti palestinesi sono almeno 909. Il ministero della Salute a Gaza parla di circa
400 vittime tra donne e bambini.
I medici dicono che gli israeliani oggi hanno ucciso nove palestinesi, compresi almeno cinque civili.
Israele dice che dall'inizio del conflitto hanno perso la vita sette suoi soldati e tre civili.

COLLOQUI AL CAIRO

Dopo i colloqui con il presidente egiziano Hosni Mubarak tenutisi oggi, l'inviato per il Medio Oriente Tony Blair ha detto che "ci sono gli elementi di un accordo su un immediato cessate il fuoco e su questi si sta lavorando intensamente".
L'Egitto, un altro governo arabo vicino a Washington ma con una forte opposizione islamica, sta cercando di mediare una tregua. Un importante diplomatico occidentale e un funzionario di Hamas hanno definito positivi i colloqui odierni.
Secondo fonti politiche, il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni, che è anche presidente del partito centrista Kadima, e il ministro della Difesa Ehud Barak, capo dei Laburisti, vorrebbero fermare le operazioni militari quanto prima.
Ma il premier uscente Ehud Olmert non sarebbe d'accordo e si preparerebbe a far valere il suo punto di vista nella prossima riunione di gabinetto, dove conta su diversi appoggi.
"Vogliamo che Hamas capisca che non ci sarà possibilità di contrabbandare armi all'interno di Gaza, perché qualunque tentativo del genere sarà accolto col pugno di ferro del popolo israeliano", ha detto Olmert. "Nulla di più, nulla di meno. Se ci vuole tempo, ci vuole tempo".

domenica 11 gennaio 2009

io non posso tacere


Giornalisti come soldati, al soldo di Israele. Con questo presupposto, e con i tanti embedded, confinati in qualche lussuoso hotel insonorizzato dai crimini dell'etnocrazia israeliana, si combatte una guerra d'immagini, che stravolge la realtà. Quella che oggi ha visto ancora una volta Gaza al centro di incessanti bombardamenti. Distrutte quindici case a Gaza city. Cinque bambini sono morti uccisi dall'aviazione israeliana a al-Qarara. Bombardamenti anche a Jabalya - dove ieri sera è stata colpita una moschea - e sul campo profughi di al-Nasiriyat.

Intanto la politica del terrore di Israele continua. Con lancio di volantini in lingua araba sulle città con su scritto: «assumetevi le vostre responsabilità, o gente di Gaza. Ciò che accade è causato dal lancio di missili contro la popolazione civile israeliana dal vostro territorio. Per questo chiamate il numero di telefono e diteci da dove vengono lanciati». Inviti alla delazione, certamente tecniche di una guerra psicologica. Così anche le telefonate in arabo a migliaia di utenze palestinesi, che chiedono di indicare i luoghi di Hamas.
Ma l'atmosfera, seppur tragica, in Medioriente sta mutando. Nel giro di pochi giorni si sta assistendo alla repentina mobilitazione di centinaia di migliaia di arabi contro la politica del terrore di Isreale. E se a Tel Aviv si fanno sondaggi anche sulla guerra - in termini di consensi politici il Likud e i laburisti ne uscirebbero rinforzati, mentre Kadima perderebbe ne 4 seggi - l'intero mondo arabo, quello che Fanon chiamerebbe dei "dannati della terra", sembra stia compattandosi.

E domani, proprio in Israele, a Tel Aviv, sarà al centro di una singolare "guerra delle bandiere". Il governo ha dovuto muoversi in prima persona per organizzare una contromanifestazione, con bandiere israeliane, al corteo palestinese pro-Gaza.
Un simbolo, perché domani Tel Aviv potrebbe essere il teatro di una trama ben più grande: quella dell'unione dei popoli arabi contro la violenza israeliana. E a vedere le tante manifestazioni del "venerdì di rabbia" indetto da Hamas pare proprio non sia una cosa impossibile.

Un aspetto fondamentale di qualsiasi conflitto è rappresentato dalla percezione che di esso hanno, non solo le popolazioni coinvolte, ma anche i paesi del resto del mondo. Israele è riuscito, attraverso un’attenta propaganda, a portare il mondo dalla propria parte, nascondendo la realtà dei dati statistici e le verità dell’occupazione – sostiene il professore americano William A. Cook
“Quanto spaventosa può essere la conoscenza della verità” (Edipo Re, scena I)
Mentre l’esercito israeliano lanciava la sua “guerra totale” contro Hamas nella Striscia di Gaza, mentre le vittime salivano a oltre 400, con più di 1.450 feriti (l’articolo risale al 2 gennaio (N.d.T.) ), mentre i carri armati e le truppe si ammassavano nell’area vicino al muro che imprigiona la gente di Gaza, mentre i preparativi per un attacco di terra proseguivano, il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni sabato 27 dicembre “ordinava al ministero degli esteri di prendere misure di emergenza per adeguare le pubbliche relazioni internazionali di Israele all’escalation in corso nella Striscia di Gaza” (Haaretz, 28/12/2008). “Un’aggressiva campagna diplomatica di pubbliche relazioni a livello internazionale” doveva essere lanciata simultaneamente ai circa “60 raid” che ora martellano Gaza quotidianamente, raid che in termini umani hanno tolto la vita a cinque bambine della famiglia Ba’losha, uccise a Bait Lahia, a nord di Gaza, ed a tre bambini della famiglia al-Absi nel campo profughi di Rafah, allorché un missile israeliano ha distrutto il tetto della loro abitazione.
Fornisco i nomi e le località di queste famiglie per dare realtà alle statistiche che stordiscono la mente; moltiplicate le sofferenze di queste famiglie, visto che finora più di 400 persone sono morte a causa di questa “caccia” sleale contro civili in trappola, che è stata lanciata dal “compassionevole” governo Olmert, il quale chiude in maniera criminale il suo mandato in attesa dell’elezione di un altro governo militarista.
Sfortunatamente, alcuni funzionari ministeriali hanno dovuto interrompere le loro vacanze per tornare immediatamente ai loro posti di lavoro all’estero. Il loro obiettivo, come quello della Livni: “spiegare la logica alla base dell’estesa operazione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) nella Striscia di Gaza”. Il ministero cerca anche persone che parlino lingue straniere, soprattutto arabo, italiano, spagnolo, e tedesco, per assicurarsi che il suo messaggio sia ricevuto da tutti.

Un centro di trasmissione internazionale per i media è stato aperto domenica 28 dicembre a Sderot, la sventurata città israeliana che è stata l’obiettivo della maggior parte dei razzi di Hamas nei passati 8 anni. Vengono pianificate delle visite per “i media stranieri e per le personalità diplomatiche”. La Livni ha osservato che “Israele si attende il supporto e la comprensione della comunità internazionale, mentre si appresta a contrastare il terrore, ed a portare avanti l’interesse di tutti coloro che desiderano che siano le forze della pace e della convivenza a determinare l’agenda di questa regione” (Haaretz).
Non citato dalla Livni, ma pubblicato sullo stesso giornale israeliano lo stesso giorno, è stato un altro articolo a firma di Barak Ravid: “Disinformation, secrecy and lies: How the Gaza offensive came about”. Ravid rivela che Olmert aveva “ordinato alle IDF di prepararsi all’operazione più di sei mesi fa, anche se Israele stava cominciando a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas”. E’ interessante come la propaganda preceda la percezione e neghi la realtà. Nel 1958, Aldous Huxley aveva osservato nella sua opera “Brave New World Rivisited” che “la verità è grande”, ma “il silenzio intorno alla verità è ancora più grande”. Hitler utilizzò questo “silenzio intorno alla verità” per imprigionare le menti dei civili tedeschi, facendo tacere i media a proposito delle sue azioni e creando, invece, una “nuova” verità a partire da menzogne fabbricate che ammantavano i dati reali di una veste accettabile, ridefinendo la realtà.
Mentre i funzionari della Livni riempiono i talk show televisivi di tutto il mondo e scrivono articoli a proposito delle “decine”, o delle “piogge”, o delle “raffiche” di “razzi” che piovono su Sderot o su altre città vicino Gaza, Olmert riunisce il suo consiglio di governo per “cinque ore di discussione riguardo all’operazione”, ma nel comunicato ufficiale viene riservata “una sola riga dedicata alla situazione a Gaza, al termine di un’intera pagina riguardante la messa fuori legge di 35 organizzazioni del jihad globale”. In breve, ciò che viene detto all’opinione pubblica dalla campagna di pubbliche relazioni della Livni non è la vera ragione per cui Israele ha attaccato Gaza.

La ragione che è alla base di questa invasione è la volontà di spazzar via la resistenza palestinese, qualcosa con cui gli inglesi si dovettero confrontare negli anni ’30 e ’40, quando le “bande” ebraiche, in realtà forze militari organizzate ed addestrate (note con i nomi di Irgun, Stern, e Hagana), si opponevano al dominio britannico stabilito in base al mandato della Società delle Nazioni. Ma l’inganno non finisce qui. Israele ha continuato a “diffondere disinformazione annunciando che avrebbe aperto i valichi della Striscia di Gaza” e che Olmert “avrebbe deciso se lanciare l’attacco domenica – ovvero un giorno dopo rispetto al giorno in cui l’ordine effettivo di lanciare l’operazione è stato emesso”.

Gli uomini di Hamas, che avevano evacuato le sedi centrali del movimento a causa dei precedenti annunci, sono tornati giusto in tempo per essere uccisi, un raggiro paragonabile nelle sue conseguenze all’operazione “sotto falsa bandiera” (false flag) che nel 1946 distrusse il King David Hotel a Gerusalemme uccidendo 91 persone (il King David Hotel divenne una sede amministrativa e militare degli inglesi durante il mandato britannico in Palestina; nel luglio del 1946 subì un attentato ad opera dell’Irgun, in cui rimasero uccise 91 persone di diversa nazionalità, in gran parte britannici, arabi e ebrei (N.d.T.) ).
Al mondo è stato detto, e viene detto di nuovo in questi giorni, che il popolo di Israele è vittima dei razzi di Hamas che cadono “a pioggia” sui suoi villaggi. Proviamo a considerare la realtà, invece della propaganda. Israele presenta Sderot come l’esempio sofferente di questa azione terroristica ed organizza visite guidate per i giornalisti e i diplomatici, incluso Barack Obama. Ma fate solo un passo dentro Gaza e vedrete una reale devastazione, non soltanto resti di razzi finiti nei campi, o che hanno colpito un edificio senza fare vittime. Sia a Gaza che in Cisgiordania i risultati delle incursioni militari, della demolizione delle case, dei terreni agricoli e degli alberi da frutto spianati dai bulldozer, e la più subdola icona della brutalità umana, il Muro della Paura eretto da Ariel Sharon, parlano chiaramente.
Proviamo a considerare la realtà, non la propaganda. In 8 anni circa 6.000 razzi sono stati lanciati contro Israele. Ciò significa che una media di 750 razzi è stata lanciata contro Israele ogni anno, ovvero 62,5 al mese, cioè praticamente 2 al giorno. In tutto questo tempo 23 israeliani, o non israeliani residenti in Israele, sono stati uccisi dai razzi. Cioè 2,8 all’anno.

La scorsa settimana, mentre Israele sommergeva Gaza sotto un “diluvio” di missili di precisione che sfortunatamente non distinguono, nella loro accuratezza, fra i civili e i combattenti della resistenza (per avere un’idea dell’impatto dell’attacco militare sulle infrastrutture e sugli abitanti di Gaza fino al 4 gennaio, si veda “In cifre l’attuale situazione nella Striscia di Gaza”, dell’agenzia MISNA (N.d.T.) ), un numero maggiore di razzi è stato lanciato quotidianamente da Hamas e da altre fazioni contro Israele, ed almeno 4 israeliani sono morti.

Qui possiamo vedere quanto possono stordire le statistiche. Quelle 23 persone non avrebbero dovuto essere uccise per nessuna ragione, e neanche le 4 della scorsa settimana. Ma per Israele utilizzare la questione dei razzi come base per l’orribile carneficina di palestinesi compiuta lo scorso fine settimana è ingiustificabile da qualunque punto di vista. 414 morti, mentre i missili israeliani martellano con “precisione” quartieri abitati da civili non è nient’altro che un’autentica strage, ed il massacro continua al di là dei 325 siti colpiti in quei primi giorni da terra, dal mare e dal cielo – una vera “pioggia” di morte, devastazione, e di traumi a livello psicologico.

Proviamo a considerare le condizioni sul terreno – la realtà, non la propaganda – mentre Israele attacca i residenti di Gaza: negli ultimi due anni Israele ha tenuto Gaza sotto costante assedio, chiudendo tutti i valichi ed impedendo di entrare e uscire; ha distrutto le infrastrutture di Gaza, comprese le fognature, la rete elettrica e idrica; ha bloccato le spedizioni internazionali di beni umanitari e di carburante; ed ha continuato a condurre, anche durante la tregua concordata, costanti incursioni a Gaza uccidendo e distruggendo a piacere (si vedano i rapporti settimanali del Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) di Gaza). Poco o nulla di tutto questo viene riportato dai giornali americani o dai notiziari televisivi. L’unico riferimento è ai terroristi ed ai razzi che costantemente minacciano l’esistenza di Israele.

Consideriamo ugualmente l’amara ironia di questa situazione, non la propaganda offerta dagli apologeti di Israele. La popolazione di Gaza è composta essenzialmente da profughi cacciati dalle loro case ad opera delle forze ebraiche – da quei villaggi, come Ashkelon, che vengono ora colpiti a casaccio dai razzi provenienti da Gaza. Essi sparano verso la loro stessa terra, verso le case in cui vivevano prima che un ben equipaggiato ed addestrato esercito “non ufficiale” dell’Agenzia Ebraica, durante gli anni del mandato britannico, li spingesse verso Gaza attraverso un’operazione di pulizia etnica. Gli israeliani, ovviamente, non menzionano il fatto che essi rubarono Ashkelon a quello stesso popolo che ora spara razzi contro di essa.
Proviamo a considerare la realtà, non la propaganda: il popolo palestinese non può andare da nessuna parte; i palestinesi non possono fuggire attraverso i valichi controllati dagli israeliani; non possono fuggire in auto, né in treno, né in aereo, né per mare, né a piedi; essi sono imprigionati in un’area recintata, e bloccata a occidente dalle navi da guerra israeliane.

Consideriamo la campagna di pubbliche relazioni del ministro Tzipi Livni – la realtà, non la propaganda – mentre essa tuona di fronte alle disperate condizioni che gli israeliani si trovano ad affrontare, dal momento che Hamas si rafforza a imitazione di Hezbollah. Le stime dell’Intelligence and Terrorism Information Center, riportate su Ynet News (il sito in lingua inglese del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth) il 04/10/2008, pongono la “forza militare e di sicurezza” di Hamas a 20.000 uomini, rispetto ai 13.000 uomini stimati da un analogo rapporto pubblicato da Haaretz nel 2007.

Questi numeri “minacciano” l’esercito israeliano malgrado il fatto che Israele può mettere in campo un esercito di circa 2 milioni di uomini; malgrado il suo esercito modernissimo, che è considerato il quarto del mondo; e malgrado il fatto che Israele possiede circa 200-400 testate nucleari. Tutta questa potenza, contro armi che vengono contrabbandate a Gaza attraverso dei tunnel sotterranei; non vi è altro modo di portarle a Gaza, visto che i confini di Gaza sono sotto lo stretto controllo di Israele.

Consideriamo allo stesso modo lo sforzo israeliano di apparire come vittima, a causa del terrorismo di Hamas contro i civili israeliani; proviamo a considerare la realtà, non la propaganda. Le seguenti statistiche provengono da B’tselem , il Centro di Informazione Israeliano per i Diritti Umani nei territori occupati, e sono riportate da www.ifamericansknew.org: 4.897 palestinesi uccisi dal 29/09/2000 al 30/11/2008; 1.062 israeliani uccisi nello stesso periodo.

Di questi, 1.050 palestinesi e 123 israeliani erano bambini; 2.227-3.149 palestinesi e 727 israeliani erano civili. Dal 28 giugno 2008, data di inizio del “cessate il fuoco” a Gaza, un totale di 247 palestinesi sono stati uccisi fino al 6 ottobre 2008, 155 dei quali erano civili, e 57 bambini.

A questi numeri orribili dobbiamo aggiungere il bilancio causato dagli israeliani il 27 dicembre: 251 palestinesi uccisi, la maggior parte dei quali civili, fra cui 20 bambini e 9 donne, oltre a 584 feriti, di cui 130 bambini (dati PCHR). Il numero di vittime palestinesi ha superato quello dei soldati americani morti in Iraq, e continua a crescere ogni giorno che passa, senza che si veda la fine di questo massacro.
Dunque dobbiamo chiederci: perché? Cosa spinge questa spietata macchina militare rappresentata dal governo e dalle forze armate di Israele? Può essere vero, come attesta la Livni, che “Israele si attende il supporto e la comprensione della comunità internazionale, mentre si appresta a contrastare il terrore, ed a portare avanti l’interesse di tutti coloro che desiderano che siano le forze della pace e della convivenza a determinare l’agenda di questa regione”?

Cosa può essere definito terrorismo, se non l’imprigionamento forzato di 1 milione e mezzo di persone chiuse dietro cancelli e muri d’acciaio, mentre un modernissimo esercito che comprende forze aeree, marittime e di terra martella la gente giorno e notte con uno spietato fuoco di distruzione e devastazione? Quale stato civilizzato in questa comunità delle nazioni può credere che Israele “porta avanti l’interesse di tutti” attraverso una simile devastazione di un vicino inerme? Quale stato civilizzato può appoggiare quelle che la Livni, senza arrossire, chiama “le forze della pace e della convivenza” che determinano l’agenda del Medio Oriente? Consideriamo la realtà, non la propaganda.

Perché? Nel luglio del 2004, il giornalista palestinese Khalid Amayreh, scrivendo su www.infoimagination.org, osservò le seguenti cose, nell’ambito di uno studio sulla strategia militare israeliana: “L’aggressivo capo di stato maggiore israeliano, Moshe Ya’alon, la scorsa settimana si è scagliato contro l’influente commissione della difesa e degli affari esteri della Knesset, accusando alcuni membri di ‘rivelare documenti riservati dell’esercito’”.

La ragione di questo aspro rimprovero? La rivelazione che l’esercito di occupazione israeliano “aveva provocato i palestinesi a ricorrere a maggiori dosi di violenza nei primi mesi della seconda intifada, con l’obiettivo di dare all’esercito un pretesto per colpire duramente la società palestinese e costringerla ad una resa senza condizioni”. Come venne fatto questo? Un milione e 300.000 proiettili furono sparati dai “soldati di occupazione sui centri della popolazione palestinese e su altri obiettivi”. “Questa massiccia potenza di fuoco, che non aveva alcuna giustificazione operativa…dimostrò che l’esercito israeliano era più interessato a decimare e a danneggiare i palestinesi che a porre fine alla violenza”.

Facciamo allora un confronto con questa nuova incursione, con la sua massiccia potenza di fuoco contro una popolazione che non ha dove andare, ma che deve vivere attraverso l’agonia di una pioggia di morte, una popolazione che ha dovuto sopportare un assedio spietato per due anni, che l’ha lasciata fisicamente indebolita, emotivamente prosciugata, psicologicamente sconvolta, e personalmente umiliata dalla disoccupazione, ed impossibilitata a cambiare la situazione che le è stata imposta.

Prima di essere “giustiziato per via extra-giudiziaria”, Abd al-Aziz Rantisi, ex leader di Hamas a Gaza, fece questa osservazione: “Israele ci offre due scelte: morire come docili agnelli diretti al macello, o come attentatori suicidi”. Consideriamo la realtà, non la propaganda.

Fatemi tornare ora alla citazione dall’Edipo Re che dava inizio a questo articolo: “Quanto spaventosa può essere la conoscenza della verità”. Le nazioni del mondo si trovano di fronte ad una travolgente campagna di pubbliche relazioni portata avanti dal governo israeliano per giustificare la sua sproporzionata distruzione della popolazione palestinese e delle sue proprietà. Mettere a tacere la verità, la realtà che esiste dietro un velo di menzogne, distrugge la giustizia così come distrugge la popolazione di Gaza.

Ritorno con la memoria alla vittoria elettorale di Hamas, alla sua offerta di pace dopo le elezioni, sia l’offerta di Hamas di prendere in considerazione il piano di pace saudita del 2002, sia la proposta di Mahmoud Abbas di una Conferenza internazionale di pace a Oslo, e mi rendo conto che Israele e gli Stati Uniti hanno ignorato le loro offerte, hanno intenzionalmente ignorato le loro offerte proprio come il presidente Bush, all’inizio di questo autunno, ha ignorato – rifiutando di rispondere – un’offerta di Hamas per una continuazione della tregua affinché si potesse giungere alla pace. Un’agenda diversa è in atto qui, un’agenda che cerca la totale eliminazione del popolo palestinese in quanto popolo, soggetto all’autorità ed al controllo del governo israeliano.

Come osservò Mohammed Barakeh, un arabo membro della Knesset israeliana, a proposito della strategia israeliana, nel 2004, “Israele ha cercato, ed è quasi riuscito, a convincere il mondo che il suo violento assalto contro la società palestinese sia stato una reazione al terrorismo palestinese.

Questa pretesa falsa e semplicistica ignora il semplice fatto che l’occupazione violenta e razzista della terra palestinese da parte di Israele è la causa alla base di tutta la violenza”. Ancora una volta, il governo di Israele ha stabilito che può, nascosto dalla propaganda, esercitare un controllo sul modo in cui il mondo guarda alla sua occupazione ed alla conquista militare del popolo palestinese. Speriamo che la realtà abbia la meglio sull’inganno.
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William A. Cook insegna presso l’Università di La Verne nella California meridionale; è redattore di una serie di pubblicazioni su Internet; i suoi lavori più recenti includono “The Chronicles of Nefaria”, e “The Rape of Palestine”; questo articolo è apparso sul Palestine Chronicle il 02/01/2009
Titolo originale:
Gaza: Propaganda, Perception, and Reality

venerdì 9 gennaio 2009

FREE GAZA MOVEMENT

ABBIAMO AVVISATO ISRAELE, STIAMO RITORNANDO
Larnaca, Cipro - Oggi il Free Gaza Movement ha notificato ad Israele che stiamo per inviare un'altra imbarcazione di emergenza a Gaza. Daremo notizia della nostra esatta data e orario di partenza e della rotta che seguiremo nei prossimi giorni. Partiremo dalle acque cipriote, navigheremo in acque internazionali e poi direttamente nelle acque territoriali di Gaza, mai avvicinarci alle acque israeliane.
I continui attacchi israeliani alla striscia di Gaza hanno ucciso oltre 640 Palestinesi, compresi molti bambini e donne, e causato migliaia di feriti. Questi atti di Israele costituiscono gravi e massicce violazioni degli obblighi umanitari internazionali definiti dalle Convenzioni di Ginevra, sia rispetto agli obblighi di una forza di occupazione che per quanto imposto delle leggi di guerra. Le Nazioni Unite non sono riuscito a proteggere la popolazione civile palestinese dalle massicce violazioni di Israele agli obblighi umanitari internazionali. Per questo,noi cittadini interessati delBelgio, Colombia, Francia, Canada, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Giordania, Kuwait, Scozia, Spagna e Stati Uniti, riteniamo che sia nostro preciso dovere moralefare quello che possiamo per fornire qualche misura di protezione.
I militari israeliani hanno violentemente attaccato un recente tentativo del Free Gaza Mobement di inviare un'imbarcazione di emergenza carica di medici e di rifornimenti medici a Gaza. Nelle prime ore di martedì 30 dicembre, la Marina Israeliana ha speronato la nostra imbarcazione, la DIGNITY, in acque internazionali. Nè la DIGNITY, nè i relativi passeggeri ed equipaggio avevano mai costituito una qualsiasi genere di minaccia per Israele ed il governo israeliano era stato avvisato della missione il giorno precedente. Nonostate cio' siamo stati violentemente speronati tre volte, senza alcun preavviso, dalla Marina Israeliana, con l'evidente intenzione di rendere inservibile l'imbarcazione, mettendo a rischio le vite dei 16 passeggeri a bordo.
Non siamo intimoriti ne' trattenuti dalla violenza dei militari israeliani e intendiamo navigare ancora verso Gaza.
Siamo medici, giornalisti, parlamentari ed osservatori dei diritti umani che intendono raggiungere la gente di Gaza per portare loro l'aiuto medico tanto necessario e per testimoniare le atrocità che là sono commesse contro i Palestinesi.
Siamo disposti a mettere i nostri corpi in prima linea per fermare gli illegali massacri israeliani della gente palestinese (abbiamo ricevuto le minacce di morte che ci avvertono di non ripetere il nostro tentativo) e portare all'attenzione del mondo i crimini di guerra che accadono a Gaza contro 1.5 milioni di Palestinesi.

FREE GAZA MOVEMENT
http://www.freegaza.org

sabato 11 gennaio 2003

FINI SI SDOGANA....

Fini in Israele,
la comunità italiana si divide e' una vergogna.
No, ci servono amici
Repubblica — 24 novembre 2003 pagina 9 sezione: POLITICA ESTERA




GERUSALEMME - Gianfranco Fini è atterrato ieri sera in Israele per una visita inseguita da dieci anni. Guardando il profilo di Tel Aviv dal finestrino dell' aereo avrebbe detto "è ancora più bella di quanto potessi immaginare": le prime parole delle molte che pronuncerà durante questa visita sicuramente storica. Poche ore prima, a Gerusalemme, per uno strano gioco di coincidenze la comunità ebraica d' origine italiana celebrava il sessantesimo anniversario del rastrellamento e della deportazione di oltre mille ebrei dal ghetto di Roma per mano dei nazisti, non senza la collaborazione dei fascisti capitolini. Così la triste ma composta cerimonia al museo dell' Olocausto s' è svolta ieri pomeriggio, alla vigilia della visita che, proprio per le sue profonde implicazioni, trova una comunità italiana divisa e combattuta. «Io non ci sarò all' incontro con Fini, da oggi sparisco per tutta la durata del suo soggiorno», dice battagliero, il presidente dell' Associazione degli ebrei di origine italiana, David Cassuto. Per Cassuto, che in questo suo rifiuto non rappresenta soltanto se stesso ma una parte consistente della comunità, le revisioni personali di Fini (che s' è persino rimangiato la definizione di Mussolini come «il più grande statista del XX secolo») non sono sufficienti. C' è ancora una fetta dell' ideologia fascista da rinnegare e c' è da fare i conti con la storia di Salò. Quanto ai dirigenti neofascisti cui allude, Cassuto preferisce non fare nomi: «Ma non mi riferisco ai morti», aggiunge soltanto. Una posizione non lontana da quella dell' ex ministro laburista Yossi Beilin secondo il quale la visita rappresenta «una vergogna per Israele». Un lungo, sofferto dibattito ha lacerato la comunità d' origine italiana nei mesi scorsi. Ma accanto alle posizioni più intransigenti, è emersa anche una disponibilità. «Sarebbe stato preferibile che Fini si fosse staccato definitivamente dalla Repubblica sociale - ammette l' ex ambasciatore Sergio Minerbi - . Ciò non è avvenuto, ed è un peccato. Ma dal '95 in poi sono successi molti fatti che indicano un certo percorso. Mentre la sinistra italiana tradisce Israele, e continua con attacchi che definisce antisionisti ma in realtà sono antisemiti, Fini dichiara la sua amicizia allo stato ebraico. Che sia il benvenuto in un paese che ha bisogno di amici in Europa». La visita si nutre soltanto di quest' aspettativa: cosa dirà Fini che ha promesso di chiedere perdono al popolo ebraico per i peccati del fascismo. Fini vedrà tutti i massimi dirigenti, da Sharon a Peres. Tutti israeliani, nessun esponente palestinese. (a.s.) - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE